🥋 Ivan Kvesić: “La pressione è un privilegio” – La rinascita del campione mondiale -84 kg WKF

🥇 Ivan Kvesić: la pressione è un privilegio. Il campione che ha trasformato la crisi in forza

 

Nel panorama del karate WKF, pochi atleti rappresentano la complessità del percorso sportivo come Ivan Kvesić, campione del mondo 2018 e protagonista della categoria kumite -84 kg. Ospite del World Karate Cast, Ivan ha condiviso una testimonianza che va oltre le medaglie: una riflessione profonda su motivazione, psicologia, perfezionismo e rinascita.

«La pressione è un privilegio.» Una frase che oggi guida la sua vita sportiva e personale.

 

🇭🇷 Dalle radici in Bosnia-Erzegovina al sogno croato

Ivan cresce in un piccolo villaggio della Bosnia-Erzegovina. A 17 anni si trasferisce a Zagabria con suo fratello Angelo per inseguire il karate ad alto livello e iniziare l’università.

Inizia karate a 7 anni, quasi per caso. Nessuna tradizione sportiva in famiglia, nessuna aspettativa. Solo divertimento, amici e un talento che, con il tempo, diventa evidente.

 

🔥 La decisione che cambia tutto: un anno dedicato solo allo sport

A 18 anni vince la sua prima Premier League, ma poco dopo perde ai campionati nazionali. È suo padre a suggerire la svolta:

«Prenditi un anno di pausa dall’università. Dedica tutto allo sport.»

Ivan accetta. Lavora con un preparatore fisico e uno psicologo. Dopo nove mesi… diventa Campione del Mondo WKF 2018.

 

🧠 Il perfezionismo: il nemico invisibile

Nonostante i successi, Ivan confessa che il suo ostacolo più grande è sempre stato il perfezionismo:

  • pretendeva che ogni tecnica fosse perfetta

  • una singola ripetizione sbagliata gli toglieva fiducia

  • gli allenatori dicevano: «Hai un problema di testa»

  • ma nessuno gli spiegava come superarlo

La svolta arriva quando impara a:

  • accettare l’errore come parte del processo

  • essere più gentile con se stesso

  • trovare gratitudine nelle piccole vittorie

  • diventare il suo “miglior amico”

 

🏆 Il titolo mondiale “incompleto” e il match che ha definito la sua carriera

Il titolo mondiale 2018 arriva senza finale: l’avversario, Valeri Chabotar, si infortuna nei team match. Ivan diventa campione del mondo… ma senza combattere la finale.

Per lui, un peso enorme.

«Avevo la medaglia, ma non il ricordo.»

Per sette mesi prepara un solo match: la rivincita contro Chabotar. Agli Europei, primo turno: proprio lui.

Ivan è sotto 0–1. Mancano pochi secondi. Sente che Chabotar attaccherà. Risponde con un Ura Mawashi perfetto. Vince.

«In quel momento ho sentito di essere davvero campione del mondo.»

Da quel giorno:

  • 8 incontri contro Chabotar

  • 8 vittorie

 

🎯 Il nuovo “perché”: vivere ancora quei 5 secondi

Ivan ripete spesso la parola “perché”. Il suo obiettivo è cambiato nel tempo:

  • rappresentare la Croazia

  • vincere una medaglia

  • diventare il migliore al mondo

  • superare i propri limiti

Oggi, però, il suo “perché” è diverso:

«Il mio perché è sentire ancora una volta quei 5 secondi in cui l’arbitro dice No Kachi. Quel momento vale tutto.»

Non combatte più per le medaglie. Combatte per le emozioni.

 

🧑‍🏫 Il coach che non vuole essere imitato

Oltre a essere atleta, Ivan è coach nei WKF Youth Camps. La sua filosofia:

  • non vuole che gli atleti lo imitino

  • vuole che esprimano la loro personalità

  • crea un ambiente sicuro

  • insegna autonomia e responsabilità

«Non voglio che diventino come me. Voglio che diventino la versione migliore di loro stessi.»

 

🩺 La fisioterapia: la seconda vita di Ivan

Ivan è anche fisioterapista:

  • aiuta gli altri

  • applica le sue conoscenze su se stesso

  • è fisioterapista della nazionale croata giovanile

  • studiare lo ha salvato dal “vivere solo di karate”

 

🥋 Un campione che ispira

La storia di Ivan Kvesić insegna che:

  • la pressione può essere un privilegio

  • il perfezionismo può diventare un ostacolo

  • il “perché” è più importante del risultato

  • le emozioni valgono più delle medaglie

«Trova il tuo perché. Il come arriverà da solo.»

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